Annullamento con rinvio della Suprema Corte di Cassazione dell’ordinanza di rigetto sulla concessione della liberazione anticipata ad un detenuto in riferimento all’attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata, alla luce dell’illogicità della motivazione che non aveva indicato i dati fattuali o gli elementi concreti da cui desumere anche a livello di  giustificata congettura che vi erano o erano assenti i collegamenti. La Corte di Cassazione ha infatti annullato l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza de L’Aquila , che  si era basata  sulla presunzione assoluta di pericolosità sociale, non fornendo una prova positiva . La Suprema Corte specifica che la circostanza deve essere concretamente provata e che non si può predicare sulla base di specifici elementi sintomatici di una perdurante e qualificata pericolosità del detenuto , capace di giustificare a prescindere dalla entità della pena da scontare e dalla natura o gravità del reato commesso. Inoltre secondo quanto stabilisce  l’art. 103 2° comma del DPR 230 del 2000 la partecipazione del condannato all’opera di rieducazione “ è valutata con particolare riferimento all’impegno dimostrato nel trarre profitto dalle opportunità offertegli nel corso del trattamento ed al mantenimento di corretti e costruttivi rapporti con gli operatori, con i compagni e con la comunità esterna” ( Corte Suprema di Cassazione Prima Sezione n. 20642/2019 del 15/10/2019).